“Serietà” non è un mantra, è una necessità
E chi la deride, forse dovrebbe interrogarsi sul proprio ruolo. Una scuola che svolga il proprio compito non è una scuola che ceda al relativismo pedagogico.
L’ispettore Mario Maviglia, con la consueta prosa ampollosa e il tono da tribuno del pensiero pedagogico progressista, ci regala l’ennesimo esercizio di demolizione ideologica della politica scolastica del Ministro Valditara. Ma stavolta, più che un’analisi, il suo scritto sembra un pamphlet nostalgico di una scuola senza regole, senza contenuti, senza responsabilità. Analizziamo dunque nel dettaglio alcuni punti nodali presenti nel suo ultimo… capolavoro (sic!), apparso mercoledì 10 settembre 2025 sulle pagine online della “Associazione Gessetti Colorati”.
1. Il “florilegio semantico” della serietà
Maviglia ironizza sul concetto di serietà, come se fosse una costruzione retorica priva di sostanza. Ma è proprio la mancanza di serietà – intesa come rispetto delle regole, impegno nello studio, responsabilità individuale – che ha condotto la scuola italiana verso una deriva di lassismo e deresponsabilizzazione. Il Ministro Valditara non propone un ritorno nostalgico, bensì un recupero di ciò che è stato smarrito: il rigore educativo, la meritocrazia, la centralità dell’apprendimento. E se questo disturba chi ha fatto della pedagogia liquida il proprio vessillo, è segno che la direzione è quella giusta.
2. Le misure “repressive”
Definire “punitive” le norme che vietano l’uso del cellulare in classe, che valorizzano il buon comportamento, che introducono criteri di valutazione più chiari e oggettivi, è un insulto all’intelligenza degli italiani. Non si tratta di repressione, bensì, come risulta intuitivamente evidente, di educazione, vale a dire di restituire alla scuola il suo ruolo formativo, non solo informativo. E se Maviglia preferisce una scuola dove l’alunno detta legge e il docente subisce, ossia la totale abdicazione della scuola al suo ruolo ed alla sua funzione, che lo dica apertamente!
3. La “macchina amministrativa” e le cattedre scoperte
Qui il gioco si fa più sottile. Maviglia sposta il discorso sull’amministrazione, saltando di palo in frasca ed aprendo un tema che nulla ha a che fare con la didattica e l’educazione, del quale pareva volesse occuparsi (come spesso fa, scrivendo fiumi di inesattezze). Egli passa, all’improvviso e senza alcun nesso logico e/o causale, a parlare delle nomine tardive dei docenti sulle cattedre (come se i ritardi, del resto, fossero colpa del Ministro…); ma sa bene – o dovrebbe sapere – che il reclutamento è vincolato da norme nazionali, da bilanci statali, da procedure concorsuali complesse e da vincoli europei. In Lombardia, ad esempio, si contano circa 24.000 supplenze a settembre⁽¹⁾, ma non per colpa del Ministro: piuttosto per la cronica carenza di docenti specializzati, per le rinunce, per le mobilità, per i pensionamenti. E anche per un sistema universitario che non forma insegnanti in numero sufficiente. Se Maviglia ha soluzioni, le proponga. Altrimenti, eviti di fare il censore.
4. Le Indicazioni Nazionali 2025
Secondo Maviglia esse sarebbero un ritorno all’indottrinamento. In realtà, sono una svolta culturale che coniuga tradizione e innovazione⁽²⁾⁽³⁾. Parlano di “educazione del cuore”, di radici culturali, di contenuti veri e non fumose competenze astratte. Non impongono metodi, ma offrono riferimenti. E, se evocano la Piccola vedetta lombarda, è per restituire alla storia il suo valore narrativo e identitario, non per fare propaganda. Chi confonde contenuti con ideologia forse ha perso il senso della didattica.
5. Gli stipendi dei docenti
Sì, certamente, lo sanno tutti, sono bassi. Ma Maviglia dimentica che il Ministero dell’Istruzione non decide da solo il bilancio dello Stato. I dati OCSE parlano chiaro: l’Italia è sotto la media⁽⁴⁾, ma il problema è strutturale, non politico. E il Ministro ha già avviato interlocuzioni per aumentare le risorse, con la Legge di Bilancio che prevede incrementi progressivi. Criticare è facile, costruire è più difficile.
6. La spesa per l’istruzione
Ancora una volta Maviglia confonde i piani. Il confronto con la spesa militare è demagogico. La spesa per l’istruzione è vincolata da parametri europei, da equilibri di bilancio, da priorità nazionali. Eppure, il Ministero ha aumentato i fondi per il sostegno, per l’edilizia scolastica, per la formazione. Ma questo, ovviamente, per il Nostro, non fa notizia.
Val la pena riflettere, inoltre, su un punto: è legittimo criticare, ma quando un Ispettore ministeriale si dedica con tale frequenza e virulenza a demolire l’operato del Ministero cui appartiene, forse è il caso di interrogarsi sulla compatibilità tra ruolo e comportamento. La libertà di pensiero non è in discussione, ma l’etica istituzionale imporrebbe misura, rispetto, responsabilità.
Egregio ispettore, le rivelerò, infine, una cosa, per la sua somma… Ma(ra)viglia: la scuola seria non è quella che indulge nel relativismo pedagogico, bensì quella che educa, forma, guida. E se questo le appare “ideologico”, allora è il segno che la scuola sta finalmente tornando a fare il proprio mestiere. Quello che taluni, forse, sarebbe meglio cambiassero.
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[1] Pronti al ritorno a scuola: sono 24mila le cattedre in supplenza (https://www.ilgiorno.it/cronaca/scuola-cattedre-scoperte-nk2xbjv2)
[2] Scuola, nuove indicazioni di Valditara per l’anno scolastico 2025 2026… (https://www.today.it/scuola/nuove-materie-indicazioni-nazionali-valditara-anno-scolastico-2025-2026-cosa-cambia.html)
[3] Nuove Indicazioni nazionali: concluso iter competenza del Ministero (https://www.mim.gov.it/-/nuove-indicazioni-nazionali-concluso-iter-competenza-del-ministero)
[4] Ocse 2024, stipendi docenti: Italia ed Europa a confronto. I salari… (https://www.tecnicadellascuola.it/ocse-2024-stipendi-docenti-italia-ed-europa-a-confronto-i-salari-degli-insegnanti-sempre-tra-i-piu-bassi)
