Un commento di Christian Raimo a un post de Il Gessetto sulla legge 170/2010
Alcune considerazioni sul commento che Christian Raimo ha voluto dare a un post de Il Gessetto sul tema dei disturbi specifici dell’apprendimento.
Recentemente, nella loro pagina Facebook, i Redattori de Il Gessetto hanno pubblicato una breve Nota, tanto pacata nel tono quanto accurata nelle argomentazioni e condivisibile nelle conclusioni, su un tema che è diventato cruciale nella scuola italiana, come sanno tutti coloro che ne hanno conoscenza diretta: la Legge 170/2010.
Leggendo un commento che a quella Nota ha voluto dare Christian Raimo in un post sulla sua pagina Facebook, ci è venuta in mente l’osservazione di Guy Debord, che afferma che «lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale fra persone, mediato da immagini».
Infatti, che «il rapporto sociale fra persone» sia «mediato da immagini» (e non più, come dovrebbe essere, da un discorso articolato in parole) significa che, invece di rispondere a una argomentazione con un’altra argomentazione, ci si arroga il diritto di «strapparsi le vesti» perché la Nota era accompagnata da una famosa immagine, che non mostrava nudità alcuna, di un famoso film che, dopo anni di censura, fu trasmesso in versione integrale dalla Rai alle 21.20 del 21 gennaio 2019.
Attendiamo di sapere se Christian Raimo abbia qualcosa da dire in merito alle argomentazioni proposte nella Nota di cui sopra (il cui testo riportiamo qui sotto), che non dipendono in alcun modo dalla suddetta immagine.
Ecco la Nota del 16/01/2026:
Studenti con DSA: un tema spesso affrontato con ipocrisia.
La legge 170/2010 non esclude che gli studenti con DSA possano ricevere valutazioni insufficienti né vieta la bocciatura. Eppure, nella realtà quotidiana, molti docenti vivono una costante paura di valutare onestamente: ogni voto sotto la sufficienza può trasformarsi in un lungo percorso di giustificazioni, spiegazioni e confronti con dirigenza, responsabili dell’inclusione e genitori. Frequentemente le pressioni riguardano anche l’uso eccessivo e talvolta illegittimo di strumenti compensativi e misure dispensative, sollecitate oltre quanto previsto dalla legge. Il tempo dedicato a difendere il proprio operato sottrae energie preziose all’insegnamento e alla preparazione delle lezioni. A questo si aggiunge il sentimento di sfiducia e sospetto nei confronti del docente, percepito come poco empatico o non inclusivo, anche quando agisce correttamente. Così, valutare secondo criteri oggettivi diventa un rischio, e la scuola perde progressivamente autorevolezza e rigore.
Fausto Di Biase è professore associato di Analisi Matematica presso il Dipartimento di Economia dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti e Pescara. Laurea in matematica all’Università “La Sapienza” di Roma, dottorato di ricerca alla Washington University in St. Louis (Stati Uniti d’America). È stato visiting research fellow presso il dipartimento di matematica dell’Università di Princeton, visiting scientist presso i dipartimenti di matematica delle Università di Gothenburg e di Lulea, in Svezia, borsista “senior” dell’Istituto Nazionale di Alta Matematica. In collaborazione con Paolo Di Remigio ha tradotto il libro di E.D. Hirsch, Jr. Le scuole di cui abbiamo bisogno e perché non le abbiamo. Il suo Pedagogismo. Manuale essenziale di autodifesa per scuole e università è stato pubblicato da petite plaisance, con introduzione di Gregorio Luri e isagoge di Fernanda Mazzoli.

“Stracciarsi le vesti” è infatti diventata la reazione normale di molti, nel cosiddetto “dibattito” sulla scuola, di fronte a qualsiasi critica o riserva nei riguardi dei totem oggi imperanti: inclusione, studente al centro, empatia, personalizzazione dell’apprendimento eccetera. Come si possa “dibattere” con un interlocutore che, invece di rispondere agli argomenti, si straccia le vesti e ti accusa di immoralità, egoismo, sadismo e perversioni varie, è facilmente comprensibile. Ma ormai, per restare sul lessico, sembra che ci confrontiamo con un esercito di Vestali, purissime, altissime, levissime, che si sentono oltraggiate ad ogni parola un po’ più vera e franca di quelle false e flautate a cui sono abituate.
Salve, ho letto con interesse l’articolo sulla Legge 170/2010 e le sfide legate alla valutazione degli studenti con DSA. Mi chiedevo se, nel contesto delle misure dispensative menzionate nell’articolo, siano mai stati considerati approcci complementari come l’uso di farmaci immunomodulatori. Ad esempio, https://pillintrip.com/es/medicine/viferon descrive un farmaco a base di interferone alfa-2b che in alcuni paesi viene utilizzato come supporto in condizioni cliniche complesse. Secondo voi, potrebbe esserci spazio per un dibattito sull’eventuale ruolo (se esiste) di questo tipo di terapie nel supportare gli studenti con particolari difficoltà di apprendimento, sempre nel rigoroso rispetto delle normative e sotto controllo medico?