Che cosa ha partorito, il vulcano di Valditara?

Alla resa dei conti, che cosa rimane degli intenti e della volontà di riportare un po’ di serietà nella scuola italiana? Nel caso dell’esame di maturità, un topolino piccino piccino.

Ci sono momenti in cui… ma come diceva Manzoni? Ci sono momenti in cui

l’animo, particolarmente de’ giovani, è disposto in maniera che ogni poco d’istanza basta a ottenerne ogni cosa che abbia un’apparenza di bene e di sacrifizio: come un fiore appena sbocciato, s’abbandona mollemente sul suo fragile stelo, pronto a concedere le sue fragranze alla prim’aria che gli aliti punto d’intorno. Questi momenti, che si dovrebbero dagli altri ammirare con timido rispetto, son quelli appunto che l’astuzia interessata spia attentamente, e coglie di volo, per legare una volontà che non si guarda.

Chissà perché, amico lettore giovane e diversamente giovane, il celebre incipit del capitolo decimo dei Promessi sposi è affiorato alla nostra memoria mentre ci capitava di osservare, percossi e attoniti come la terra al nunzio sta di altra manzoniana memoria (era proprio il 5 maggio), la “Griglia di valutazione della prova orale” pubblicata come Allegato A all’ordinanza ministeriale n. 54 del 26 marzo 2026 a firma del ministro Giuseppe Valditara.

Ma come? Non aveva detto, il ministro, che il nuovo orale avvantaggia chi ha studiato con regolarità (Orizzonte Scuola)? Che i collegamenti interdisciplinari non sono più la sostanza dell’esame ma un valore aggiunto (La Tecnica della Scuola)? E soprattutto non aveva dichiarato (Orizzonte Scuola) che

mi è capitato di sentire ‘la forma di un vulcano’, in un liceo classico si è partiti sottoponendo il disegno, la foto di un vulcano. E il ragazzo per 20 minuti andava avanti a cercare di immaginare i più improbabili nessi interdisciplinari!

Riduciamo le materie dell’orale a quattro, perbacco, così si potrà interrogare sul serio! Non si poteva non essere d’accordo.

Già, proprio sul serio si potrà interrogare, se la commissione d’esame dovrà utilizzare questa griglia di valutazione:

Acquisizione dei contenuti e dei metodi delle quattro discipline oggetto del colloquio: 5 punti
Capacità di utilizzare e raccordare le conoscenze acquisite; padronanza lessicale e semantica, anche con riferimento al linguaggio tecnico e/o di settore (eventualmente anche in lingua straniera): 5 punti
Capacità di argomentare in modo critico e personale: 5 punti
Grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità raggiunto al termine del percorso di studio: 5 punti

Facciamo due conti. Essendo le discipline quattro, si ricava che “contenuto e metodo” di ciascuna delle quattro materie d’esame (si chiamano così: “d’esame”) valgono 1.25 punti su 20. Dunque (siamo abituati alle valutazioni in decimi) 0.625 punti su 10.

Ora pensiamo a un docente che, durante l’anno, interrogasse due studenti dicendo loro: cari, sentite, vi farò quattro domande disciplinari: la conoscenza dei contenuti e metodi della disciplina che ricaverò da ogni vostra risposta varrà 0.625 punti su 10.

Quale dei due studenti sarebbe più contento? Quello che “studia con regolarità”?

Questo però era solo il primo dei due conti. Dato che nella fascia di punteggio prevista dalla griglia il voto minimo non è zero, ma 0.50, si ricava che l’esaminando che “non ha acquisito i contenuti e i metodi delle diverse discipline” otterrà 0.50, mentre quello che “ha acquisito i contenuti delle diverse discipline in maniera completa e approfondita e utilizza con piena padronanza i relativi metodi” otterrà 5.

La differenza tra chi all’esame di maturità 2026 darà l’impressione di non saper nulla di nessuna delle quattro materie, e chi sembrerà sapere tutto di tutte e quattro, sarà di 4.5/20, cioè di 2.25/10.

Pertanto la differenza tra chi risponderà in modo assolutamente disastroso su contenuti e metodi di una singola materia, e chi risponderà nel modo più brillante, sarà di 1.125/20, cioè di… 0.5625/10.

“Studiare è la base di ogni effettiva educazione che la scuola si prefigge”, caro ministro, “e non si può concepire la scuola dell’adolescenza prescindendo dalla centralità dello studio”: così abbiamo letto, con gioia, nella bozza delle nuove Indicazioni Nazionali per i licei che anch’essa avrà la Sua firma, al termine dell’iter di approvazione. “Ogni svalutazione delle dimensioni formali dello studio”, leggiamo pure questo, “contraddice alle alte funzioni civili e culturali dell’istituzione scolastica”.

Il tempo delle contraddizioni è durato abbastanza, per la scuola italiana.

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