Lagado e la pedagogia a manovella
La profetica sagacia di Swift sembra anticipare il nostro presente scolastico, ammorbato dalle strampalate convinzioni di chi vorrebbe sostituire lo studio con l’applicazione di rigidi protocolli insensati.
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
La profetica sagacia di Swift sembra anticipare il nostro presente scolastico, ammorbato dalle strampalate convinzioni di chi vorrebbe sostituire lo studio con l’applicazione di rigidi protocolli insensati.
Questo bellissimo intervento dell’illustre matematico insignito con la medaglia Fields mette a nudo le molte debolezze delle teorie pedagogiche che assediano la scuola francese; ma non solo quella francese… Un discorso di profondità rara, che ogni insegnante dovrebbe leggere con attenzione, meditare a lungo, fare conoscere ai propri colleghi e utilizzare come base per una consapevolezza professionale davvero nuova.
L’inclusione è diventata la parola più usata, e forse più abusata, della scuola italiana. Ma cosa succede quando un principio giusto viene trasformato in alibi? Questo articolo prova a smascherare una delle forme più diffuse di ipocrisia educativa.
Il caso del grande matematico francese, che più di vent’anni fa denunciava le assurdità di un certo tipo di impostazione pedagogica destinata ad affossare la scuola, ci sembra rappresentativo di come la forza della ragione – col tempo – possa ricevere il giusto riconoscimento. Ma è necessario che la politica si scrolli di dosso tanti anni di ideologia votata al declino.
La demonizzazione del voto numerico in favore di una nebulosa valutazione «olistico-emotiva» finisce col togliere trasparenza e oggettività agli obiettivi raggiunti, non restituendo allo studente la verità sul suo percorso scolastico.
Proponiamo qui la traduzione di un articolo dello psicologo dell’educazione di fama internazionale Paul Kirschner, che, nel suo ultimo libro (2025) individua dieci possibili abbagli culturali in tema di didattica ed insegnamento.
La difficoltà come esperienza educativa irrinunciabile: contro la riduzione insensata della scuola a intrattenimento.
Quando la scuola nuovista teme la memoria più dell’ignoranza.
Pubblichiamo qui l’interessante intervento dell’ex Ministro dell’Istruzione portoghese al convegno vicentino tenutosi nel mese di novembre, ed organizzato da ContiamoCi e da Il Gessetto.
Periodicamente ai docenti vengono raccomandate o impartite le stesse teorie pedagogico-didattiche presentate come “nuove” e come “scientifiche”.
Ma davvero i cambiamenti sono sempre da accogliere come miglioramenti, soprattutto in un’istituzione come la scuola, preposta a conservare il patrimonio culturale di una civiltà? Un dirigente scolastico risponde ad un collega.
Ci sono ancora dirigenti scolastici capaci di una profonda visione d’insieme, ancorata all’idea di scuola come luogo di cultura.
Proponiamo qui, su concessione dell’editore, un estratto dell’editoriale del numero di settembre di “Nuova Secondaria”
Si può insegnare una storia per argomenti anziché in ordine cronologico?
La parola “difficoltà” sembra diventata una parolaccia, quando si parla di scuola e di apprendimento. Ma il Paese dei Balocchi continua a non esistere.
Si susseguono le iniziative editoriali, i convegni e gli incontri in cui si discute di scuola cercando di sfuggire alla narrazione dominante. Proponiamo la recensione degli atti di un recente congresso da parte di una nostra gentile lettrice.
La trasmissione radiofonica ‘Tutti in classe’ prepara il terreno a tutti i novatori ed avanguardisti della scuola, che vogliono sempre più lontana dal modello trasmissivo, legato al sapere, ai libri, per spingerla (vagamente) verso il ‘territorio’…
Non fa male proporre qualche esempio, tra le migliaia, di testi del tutto vuoti di senso (o quasi) che spesso coronano il lavoro dei pedagogisti. La presunzione che mandare dalla propria torre d’avorio messaggi oscuri, criptici, rechi alla disciplina lustro e spessore culturale va sempre messa a confronto con i risultati che tale mentalità ha prodotto nella scuola italiana (e non solo).
Non fa male proporre qualche esempio, tra le migliaia, di testi del tutto vuoti di senso (o quasi) che spesso coronano il lavoro dei pedagogisti. La presunzione che mandare dalla propria torre d’avorio messaggi oscuri, criptici, rechi alla disciplina lustro e spessore culturale va sempre messa a confronto con i risultati che tale mentalità ha prodotto nella scuola italiana (e non solo).
Quanto apprendono gli allievi da quando le nostre scuole hanno iniziato ad aprirsi al ‘nuovo’?
Una recensione di parte, ovviamente, perché non si capisce come si possa stare altrove rispetto a quanto descrive Giorgio Ragazzini nel suo libro sulla scuola.
I progetti incidono molto nella scansione del tempo scolastico, ma non si parla quasi mai della loro reale efficacia
Un libro ironico ma aggraziato sulla scuola italiana, nella quale abbiamo sempre più bisogno di antidoti, terapie e catarsi
Il conoscere è stato declinato nelle varie linee guida didattico-pedagogiche in saper fare, saper essere, saper stare… il concetto di sapere in sé appare ormai non solo obsoleto ma inutile, inservibile, superfluo, quasi incomprensibile…
Pochissimi, anche tra gli insegnanti, sanno che la quasi totalità delle pratiche promosse come novità salvifiche nella scuola di oggi non sono che ricicciamenti perpetui o tardivi di pratiche ed idee che hanno almeno un secolo di vita
Da anni gli insegnanti della scuola italiana sono invitati a prendere atto dell’esistenza di diversi stili cognitivi per mettere in discussione la loro didattica.
Si susseguono però gli studi accademici che dimostrano che può essere un errore
La voglia di stravolgere la scuola e la sua storia, frutto di lunghe esperienze passate, non sembra essere il risultato di un ragionamento