L’esame di maturità non è un evento celebrativo: è ora di dire basta!
L’esame di maturità ha molti difetti. Ma quello che si prospetta qui, è una parodia cattiva e sciocca.
Nei giorni scorsi il dirigente dell’istituto Marconi di Prato ha rilasciato al quotidiano La Nazione due interviste polemiche sul recente esame di maturità. Le sconcertanti affermazioni del dirigente sono state quindi condivise dal direttore dell’ufficio scolastico regionale per la Toscana in un’altra intervista sullo stesso quotidiano:
intervista al dirigente del Marconi
intervista al dirigente del Marconi
intervista al dirigente dell’USR per la Toscana
Rilevando la gravità delle dichiarazioni, ancor più preoccupante per la loro acritica ricezione, condivisione e divulgazione, Il Gessetto ha invitato tutti i docenti a sottoscrivere la replica che segue.
Spettabile La Nazione, avendo letto sul Vostro giornale l’intervista al dirigente dell’istituto Marconi di Prato, Paolo Cipriani, sull’esame di maturità, sentiamo il dovere professionale e intellettuale di chiederVi l’ospitalità di una replica.
Non entriamo nel merito dei giudizi denigratori su colleghi commissari d’esame (carnefici, vendicativi, senza etica, egocentrici, disumani, cattivi) se non per rilevare che, a parti invertite, il rischio di procedimento disciplinare o ispettivo da parte di quegli uffici che si son detti d’accordo col loro autore sarebbe altissimo. Ormai siamo abituati, come docenti, a sentirci qualificare così e peggio di così da chiunque si arroghi il titolo di Rappresentante del Bene dei Ragazzi, non ultimi dai nostri dirigenti. Veniamo al punto che ci ha sgomentati.
“Il voto finale,” sostiene Cipriani, “dovrebbe essere, per coerenza, in media o, meglio, leggermente superiore alla media dei crediti accumulati nei cinque anni”. Stiamo dunque parlando non più di un esame, se le parole devono avere ancora un senso, ma di un evento celebrativo. Si abbia l’onestà di usare la parola corretta, e si chieda allo Stato di valutare l’opportunità di utilizzare il danaro pubblico per organizzare non più un esame di Stato, ma un evento celebrativo di Stato del percorso scolastico. E quali sono le ragioni del dirigente Cipriani per un cambiamento così radicale? Lo studente, leggiamo, “rischia di restare con l’amaro in bocca. Uno studente che si aspetta 80 e viene promosso con 64, un ragazzo bravo che viene mortificato, che ricordo avrà della scuola? Un ricordo negativo”. Dunque l’esame finale statale del percorso di istruzione non ha lo scopo di verificare a livello nazionale, con l’intervento di soggetti qualificati esterni, l’istruzione degli studenti, ma di lasciare loro un ricordo positivo: ma da quando? “Questi numeri”, leggiamo ancora, “non sono una valutazione, dal latino non ‘danno valore’; questi numeri mortificano, deprimono e sono diseducativi”. Dunque (a parte l’uso creativo dell’etimologia latina) si arriva a sostenere che valutare oggettivamente una prova per quello che è, a prescindere da chi ne sia l’autore, è “diseducativo”: aboliamo tutti i concorsi pubblici, allora, sono diseducativi, oppure consegniamo al candidato un foglio bianco dove scriverà nome, cognome, percorso di vita e voto di cui necessita per conservare un ricordo positivo del concorso.
Su una cosa sola siamo d’accordo, col dirigente di Prato: “in ballo,” sostiene Cipriani, “non c’è solo un voto ma la vita dei ragazzi”. Proprio così, anche se in un senso più vero e più grave di quello che lui sospetta. Quando l’istituzione più importante della società rinuncia a se stessa; quando volontariamente si deforma fino alla caricatura di se stessa per perseguire un fine che non le è proprio; quando i giovani vengono defraudati (e non solo all’esame!) di verità ed onestà, tacciate come diseducative dagli stessi educatori cui sono affidati; allora è veramente in gioco la vita dei ragazzi. E il futuro della nostra società.
Aggiornamento
Il giorno 15 luglio il quotidiano La Nazione ha pubblicato un articolo sulla nostra replica, che era stata firmata, in un paio di giorni, da 378 docenti.
L’articolo è raggiungibile a questo link.
Sempre il giorno 15 luglio è stato pubblicato, sul medesimo quotidiano, anche un articolo riportante le dichiarazioni da parte del direttore dell’Ufficio scolastico regionale della Toscana, Luciano Tagliaferri.
L’articolo è raggiungibile a questo link.

Da quanto si può ricavare dai social, dalla stampa e da quanto si sente dire in giro, esiste ormai una consistente Tendenza , assai critica verso il degrado del nostro sistema di Istruzione, composta non solo da migliaia di insegnanti (fra i quali anche qualcuno, come me, in pensione) ma anche da alcuni coraggiosi Presidi e genitori avveduti e sensibili al Bene Comune. Tendenza assai più numerosa di quella che fu travolta dalle picconate di Berlinguer e da chi lo ha preceduto (D’Onofrio, Lombardi) e poi seguìto in regime di continuismo veramente sorprendente. Da quel lontano fine secolo XX – primi del XXI molte cose sono cambiate e la Tendenza esprime, fra i docenti, colleghi giovani non ancora prossimi alla pensione. La critica del Gessetto, che di questa Tendenza è parte rilevante, oltre che imprevista nelle sue dimensioni, risulta agguerrita; anche gli studi teorici che ha prodotto sinora sono molteplici e di spessa qualità argomentativa. Il Pedagogismo oltre ad avere conseguito un plateale fallimento generale ai danni del Bene Comune, teoricamente è stato ormai falsificato e sgominato. Ma non ci illudiamo. Vergognosi episodi come quello di Prato stanno a significare come esista una reazione conservatrice da parte di interessi da tempo ramificati e ormai calcificati. Reazione parruccona vestita di una mentalità lunare, culturalmente e socialmente destrutturante che ormai, finite le illusorie vacche grasse degli ultimi decenni, si rivela come del tutto inadeguata alla nostra attuale situazione interna e geopolitica.
Gli esamin sono un fattore di crescita dei ragazzi.
L’esame di maturità, spesso, soprattutto oggi, ha il ruolo di correggere valutazioni troppo “elevate” accumulate nei cinque anni, dovute all’ ingerenza delle famiglie e dei dirigenti nelle valutazioni dei singoli docenti.
Infatti è proprio questo il motivo per cui esistono i commissari esterni, e le prove scritte sono uniche e preparate esternamente dal Ministero.
Il commento è questa firma, con questi qua solo questo, questa firma.
Entriamo invece anche in merito al giudizio denigratorio nei confronti di noi docenti: se dai genitori é grave da un preside che dovrebbe rappresentarci, ferisce. Mi stupisco che i colleghi interessati tacciano.
Sono docente scuola secondaria primo grado anche se non direttamente coinvolta negli esami di maturità sarei favorevole a rendere tutti i percorsi scolastici, partendo dalla primaria fino all’università, più seri con la.possibilità reale di bocciare già alla primaria. Sarei inoltre favorevole all’abolizione della scuola azienda e dell’autonomia scolastica che sta rendendo la scuola una farsa e una pagliacciata che allo Stato italiano costa un bel po’ di soldi e “produce ignoranza” di Stato.
Siamo al ‘teatrino’ dell’assurdo.
L’ignoranza che fa bella e orgogliosa mostra di sé, ex cathedra. La rovina della scuola, oggi, é proprio l’essere nelle mani (o piuttosto in balìa!) di chi l’ha scambiata per un lunapark.
Una vera e propria crociata contro la scuola che fa cultura e che insegna il pensiero critico sulla base di reali contenuti. Le competenze senza conoscenze sono il nulla! Questi i risultati: studenti ignoranti ma con all’attivo qualsivoglia progetto e inutiliore di FSL (ogni anno cambia nome…come se poi potesse acquisire un valore in questo modo); presidi e (alcuni) docenti compiacenti di questo scempio, festival dell’Italia mediocre e ignorante e quindi facilmente gestibile e manipolabile… È ora di dire basta e fornire ai nostri ragazzi una guida reale che consenta loro di imparare realmente dei contenuti di conoscenza e anche di affrontare un eventuale e/o temporaneo fallimento come un normale evento di vita, senza farne una irreversibile tragedia esistenziale! Ripristiniamo la Vera scuola!!!
Il fatto che un preside si permetta di condividere pubblicamente simili deliri, è gravissimo.
Inaudito. L’ esame è un esame. Punto. Comunque mi ero già espresso con una attenta e puntuale analisi sul senso profondo dell’ esame, distnguendolo dalla sua rappresentazione e dalla distorta aspettativa che ne è nata. Si tratta di un mio articolo debitamente pubblicato sul blog de IL GESSETTO.
L’esame di maturità trasformato in un rito di passaggio. Cosa avrebbe detto questo dirigente alla commissione di cui facevo parte nel 2023, dal momento che ci siamo “permessi” di bocciare un alunno all’esame?
In ogni caso, in tutte le culture, i riti di passaggio non sono affatto acqua fresca…
Sono un docente di ruolo nella scuola secondaria di primo grado. Non ho paura di sembrare “cattivo”, chi merita 4 prende 4 e chi merita la bocciatura deve bocciare.
Sottoscrivo tutte le vostre osservazioni.
Sono molto d’accordo con i docenti, sono anch’io una docente e lotto anch’io contro un sistema che a parole mette al centro lo studente, ma nella realtà persegue solo come obiettivo di sfornare ignoranti.
Le esternazioni del dirigente della scuola e del referente dell’UST sono una offesa all’istituzione scolastica e all’esame finale.
Innanzitutto nessuno protesta se un alunno si affaccia all’esame con una media del 6 stentato e ne esce con un 90/100. Questo dovrebbe preoccupare molto di più e non il contrario che invece “mortifica i ragazzi”.
Si dà per scontato che i ragazzi siano tutti fulgidi emblemi di virtù, simpatia e buona volontà. E invece sempre più alunni, e i loro avvocagenitori, pretendono il tappeto rosso nonostante siano disonesti, piagnoni e/o arroganti.
E non è che si sa solo due giorni prima cos’è l’esame, dell’esistenza dei commissari esterni e interni, del fatto che come tante prove fatte durante il percorso scolastico potrebbe andare bene o male per fattori esterni.
Altrimenti facciamo una cosa: togliamo il valore legale al titolo di studio.
Il mondo del privato già lo fa con selezioni indipendenti, l’università con i TOLC fanno altrettanto. L’unico comparto che si fida ciecamente del titolo di studio in maniera prevalente è quello statale.
L’esame di maturità non può essere una semplice passerella di uscita. È offensivo verso insegnanti che credono nel lavoro che fanno. Non si chiama poi “di maturità” a caso. Deve passare il messaggio che nella vita gli esami ci sono. E serve superare la prova esattamente quando serve. Nonostante la fatica e lo stress. È questo che si troveranno nella vita e nel loro futuro lavoro. A maggior ragione se faranno un lavoro inerente al loro corso di studi.
Non siamo cattivi noi che diciamo ai ragazzi la verità sulla loro preparazione, è il sistema che oramai è imperniato di disonestà tanto da mentire alle future generazioni regalando loro una diploma che non attesta nessuna conoscenza, nessuna competenza, bensì fa credere loro di essere stati bravi anche senza aver fatto il minimo sforzo per ottenere quel titolo.
L’esame di maturità non può essere una semplice passerella celebrativa di uscita da un ciclo di studi, che non necessariamente è brillante per tutti. È uno schiaffo in faccia verso tutti gli insegnanti che fanno il loro mestiere con passione e dedizione.
Se si chiama “di maturità” poi c’è un motivo. I problemi della vita e del lavoro non sono interrogazioni programmate. Arrivano tra capo e collo all’improvviso e si deve avere la maturità di affrontarle nella loro imprevedibilità con il bagaglio che si ha. Proprio come un esame durante il quale porti il tuo bagaglio e ti può essere posta qualsiasi domanda. E nella vita ed al lavoro non c’è il tuo professore che ti segue da 5 anni ma un perfetto sconosciuto che deve valutare esclusivamente le tue competenze. Quindi io ritengo che un esame davanti a tutti i commissari esterni sia molto più rappresentativo della preparazione dello studente. Ed a scuola devi affrontare l’esame di maturità, all’università esami du esami. Poi arrivi al lavoro e l’esame cambia nome ma non la sostanza. Si chiama Audit. Non è nient’altro che l’esame su come lavori con un commissario esterno che di mestiere cerca di metterti in difficoltà per cercare di sviscerare errori. Ed al commissario giustamente non importa chi sei e come è stato il tuo percorso. Contano solo le competenze.
Fine.
In Svezia l’esame di maturità – a quanto mi risulta – è stato sostituito da tempo da una festa di fine corso. Ufficialmente. Ma è anche questo il punto: se si vuole che diventi davvero questo bisogna avere il coraggio di chiamarlo, ufficialmente, col suo vero nome. Nomina sint consequentia rerum. Almeno questo…
Da parecchi anni la scuola è un teatrino triste, responsabile, non unico, del degrado sociale e culturale. C’è tanta fuffa e si formano (?) analfabeti funzionali. Ma tutti bravi, promossi e con voti gonfiati.
Il problema non sta nell’esame ma nell’attività ordinaria e nella relativa valutazione. Nella mia scuola i voti di tanti colleghi non vanno mai sotto il 7. Ragion per cui ogni alunno si crede un piccolo genio. La maturità è il primo momento in cui ci si scontra con la realtà.