Derive scientiste della pedagogia contemporanea
Muoviamo lentamente verso una scuola dello spettacolo.
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
Muoviamo lentamente verso una scuola dello spettacolo.
I comportamenti degli esseri umani affondano le proprie radici nelle loro idee, consce ed inconsce. Ogni idea di educazione deve fare i conti con questo rapporto sotterraneo, oggi trascurato, poco analizzato, forse a causa di un irrazionale timore di violare l’unicità e la spontaneità dell’educando, quasi egli si dovesse fare da sé. Gli effetti di questa omissione sono sotto gli occhi di tutti.
Non si tratta di negare l’importanza delle emozioni, che è riconosciuta; si tratta semplicemente di riportare la scuola al suo obiettivo di formazione attraverso il sapere.
La crisi della trasmissione nella pedagogia democratica contemporanea.
È uno dei troppi argomenti sui quali viene alzata la bandiera di una scientificità inflessibile, e sventolando la quale i docenti sono spesso invitati a tacere, o a studiare. Ma è la via “vera e giusta”, oppure esiste uno spazio di discussione che non esclude a priori ciò che insegna l’esperienza di molti docenti?
Il Gessetto è una comunità sempre più ampia di docenti, dirigenti e cittadini i quali credono che la scuola abbia bisogno di serietà, coraggio e di un dibattito finalmente liberato da slogan, nuovismi e mode (e insulsaggini!) pedagogiche.
Oggi, 30 giugno, con il Collegio finale, si chiude come di consueto, il mio contratto annuale…
Il culto del nuovo è un male insidioso perché nasconde i rischi del cambiamento acritico dietro la parvenza della disponibilità al cambiamento.
L’esame di maturità ha molti difetti. Ma quello che si prospetta qui, è una parodia cattiva e sciocca.
La lotta più o meno esplicita alla scuola che si fonda sull’impegno è traccia di qualcosa di più vasto e profondo di quanto possa essere una particolare filosofia dell’istruzione: è piuttosto una lotta contro l’educazione come promessa, ed una vera lotta alla trascendenza.
La diffusione della settimana breve viene spesso presentata come una scelta di buon senso, capace di migliorare l’organizzazione della vita familiare e il benessere degli studenti. Ma c’è una domanda che sembra scomparsa dal dibattito: questa organizzazione favorisce davvero l’apprendimento? E se non fosse più questa la prima domanda che la scuola si pone, cosa ci direbbe della sua idea di istruzione?
La pedagogia contemporanea ha assunto esplicitamente una inquietante posa di tipo scientista: ma come è accaduto? E quando?
Apprendimenti primari, conoscenze secondarie e crisi della trasmissione culturale nella scuola contemporanea: quando la proprietà transitiva non funziona.
Ogni anno, durante gli esami di Stato, riaffiora una domanda tanto delicata quanto scomoda: qual è il vero ruolo del commissario interno? Deve essere il garante dell’equità o il difensore dei propri studenti? Tra senso di appartenenza, pressioni implicite e dovere di imparzialità, il confine può diventare sorprendentemente sottile. Questo articolo prova ad affrontare una questione di cui si parla poco, ma che incide profondamente sulla credibilità della valutazione e, in ultima analisi, sulla funzione educativa della scuola stessa.
Il malessere giovanile e lo psicologo pedagogista.
“Il movimento [per la neurodiversità] ha buone intenzioni, ma privilegia le persone con autismo ad alto funzionamento e trascura coloro che lottano con forme gravi di autismo”.
Qualche impressione sul nuovo colloquio all’esame di Stato. Una maggiore sobrietà; e soprattutto la fine dell’artificiosità di molti collegamenti interdisciplinari.
Ripetere un anno scolastico: a molti questa eventualità sembra un’eresia pedagogica, sebbene altrove la stessa pedagogia ami tessere le lodi della personalizzazione dei tempi di apprendimento.
Studi convergenti e criticità della formazione docente centrata sulle teorie educative.
Una bella lettera. Qualcuno che ha trovato il coraggio di prendere le distanze da una pedagogia in cui non crede più: per la salvezza della stessa pedagogia, oltre che della scuola come bene comune. Riceviamo e pubblichiamo.
Grande parte dei problemi della scuola italiana, e non solo, deriva dalla triste e ripetuta ruminazione di idee pedagogiche già fallite, e poi recuperate nonché spacciate per novità necessarie, quando invece, a più riprese, esse hanno già cercato di abbattere un’istituzione cardinale per la salute della nostra democrazia. Gli esiti ci sembrano chiarissimi.
Ci sono tesi pedagogiche che non solo non aiutano a sviluppare una visione della scuola che sia lucida, ma la confondono e la minano.
Oggi riscontriamo lacune nella preparazione talmente gravi che i docenti devono insegnare di nuovo la matematica delle scuole medie.
Oggi, 10 giugno 2026, è l’ultimo giorno di lezione nella storia del liceo classico Michelangiolo di Firenze, istituito nel 1898. Perché? Nella totale assenza di una riflessione critica, sia all’interno della scuola sia nella città, l’analisi di chi ha avuto negli ultimi anni tre figli studenti del liceo offre spunti interessanti.
La nostra scuola è vittima di idee più grandi di lei, che nella scuola palesano in modo clamoroso i loro tremendi effetti reali.
Un caso di cronaca. Alcuni studenti aggrediscono due docenti e filmano tutto. Un’occasione per indagare alcune idee pedagogiche correnti, e per smarcarsene in modo deciso, fermo, lucido.
La profetica sagacia di Swift sembra anticipare il nostro presente scolastico, ammorbato dalle strampalate convinzioni di chi vorrebbe sostituire lo studio con l’applicazione di rigidi protocolli insensati.