Il mito delle griglie di valutazione
È giusto che gli studenti conoscano le ragioni particolari che hanno portato il docente a dare un certo voto; ma ciò non può legittimare gli eccessi di una mentalità pseudo-scientifica.
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
È giusto che gli studenti conoscano le ragioni particolari che hanno portato il docente a dare un certo voto; ma ciò non può legittimare gli eccessi di una mentalità pseudo-scientifica.
Sia i mezzi di informazione che i social pullulano di frasi che rivelano il rifiuto di dialogare e di ragionare. Oggi analizziamo: “Chi critica l’attuale scuola è un nostalgico della scuola gentiliana”.
Certe metodologie didattiche hanno trovato molti sostenitori ma, in proporzione, continuano ad avere pochi argomenti a sostegno; inoltre – così come accade con la maieutica o col learning by doing – si basano sulla confusione tra i possibili utilizzi in ambito scientifico, cioè tra persone già formate e istruite, e gli utilizzi in contesto scolastico, cioè tra persone che non hanno ancora le basi necessarie a promuovere la logica propria delle scienze.
Ansia o stress? Facciamo chiarezza.
La scuola dovrebbe essere una palestra per la vita, non una fabbrica di ansia.
Ancora una volta una parte della scuola sembra incline a recepire ed introiettare il nuovo in modo acritico; ancora una volta non sembra avere del tutto chiari gli obiettivi che le competono.
Sia i mezzi di informazione che i social pullulano di frasi scollegate dalla realtà. Oggi analizziamo: “Gli insegnanti si aggiornino”.
Il successo: a volte può essere un criterio di valutazione del percorso intrapreso che si rivela ingannevole.
Ancora sul boicottaggio della prova orale dell’esame di Stato… con una sorpresa finale.
Sia i mezzi di informazione che i social pullulano di frasi che rivelano la miseria intellettiva di chi le ripete. Oggi analizziamo: “La scuola progressista impegna una didattica immensamente più faticosa”.
Troppi insegnanti hanno introiettato e diffuso nella scuola un’ideologia moralistica che infesta anche la vita collettiva, impedendo la realizzazione di una società più giusta e meglio funzionante.
Sottoponiamo all’attenzione dei nostri lettori l’ultimo lavoro del neuropsichiatra infantile Narciso Mostarda, “La società adolescente: Padri e figli al tempo dell’identità smarrita”, ediz. Rubbettino 2025 – pagg. 99, costo € 13,00.
Leggere e interpretare la realtà è – deve essere – la base e la condizione per riformare in modo serio e utile una istituzione sociale, come per esempio la scuola. Che cosa succede invece se il processo è inverso, e una realtà fittizia viene artificiosamente disegnata per giustificarne l’ulteriore disgregazione?
Da maestri a bersagli: la lenta e dolorosa perdita di prestigio della figura del docente nella società moderna – una riflessione scritta da uno studente che non vuole crescere senza maestri.
Ci risiamo. Ancora una, due, tre, cinque scene mute di maturandi all’orale di maturità. Questo silenzio però ha tutta l’aria di una scelta che nasconde – dietro bei proclami resi alla stampa – alcune motivazioni reali indicibili: opportunismo, rivalsa, presunzione, esibizionismo/protagonismo mediatico. Motivazioni su cui vale la pena, secondo me, riflettere.
Come è possibile sviluppare ed esercitare un effettivo senso critico senza possedere i fondamenti di una solida matrice culturale, costituiti da quell’insieme di contenuti culturali, cognizioni, dati, informazioni, conoscenze, che però ormai sono bollati da più parti come un coacervo inutile di nozioni superflue?
Prima di immaginare, sull’onda emotiva di singoli casi amplificati dai social, l’abolizione dell’esame di Stato o una sua radicale revisione, bisogna riflettere sul legame che ha con la qualità dell’istruzione.
A bocce ferme e pacchi sigillati, una riflessione un po’ inquietante sugli immancabili ottimi risultati dell’esame di Stato.
Ci ha lasciato quello che a nostro giudizio è stato l’intellettuale più fecondo e profondo degli ultimi anni, capace di coniugare lo studio nel proprio campo e l’impegno in difesa di una scuola di qualità, per tutti.
Anche molti studenti ormai riconoscono le crescenti difficoltà dei docenti nel condurre le interrogazioni.
Dire che la scuola degli ultimi 25 anni è diventata una scuola di classe parrebbe uno sproposito. Vediamo come e perchè.
Anche quest’anno il superamento dell’esame di Stato (che però superano tutti) ha dato luogo al rituale dei Grandi Festeggiamenti, nell’entusiasmo di figli e e genitori.
Che cosa si nasconde dietro questi eccessi?
Che la scuola sia a rischio di diventare un luogo di indottrinamento è chiaro; forse non è per tutti così evidente come ciò possa avvenire anche negli istituti professionali, se non altro perché tutto sembrerebbe subordinato alla formazione del lavoratore.
Presentiamo un significativo contributo di un nostro lettore e studente a proposito di una pratica didattica antica, e oggi sotto attacco.
La pedagogia torna e ritorna all’attacco pretendendo di rifare l’insegnante, insieme all’uomo nuovo. Le manca di capire che l’essere umano non si programma.
Il fallimento delle teorie pedagogiche che si è cercato di imporre alla scuola italiana è sotto gli occhi di tutti. A pagare le prime conseguenze di questa superficiale scuola “del benessere” sono proprio i giovani, mandati allo sbaraglio nella società e nella vita.
Sembra impossibile, incrociando le statistiche sui risultati del sistema educativo in Italia con le ricette che vengono ostinatamente proposte e attuate per migliorarlo, non rendersi conto che è necessaria un’inversione di rotta a 180°.
Un lavoro in cui tutti mettono le mani, un luogo che tutti possono invadere, una relazione in cui tutti possono intromettersi, un mosaico con cui tutti possono giocare è ancora una scuola?
Non servono dibattiti. Serve un movimento di liberazione.