Il dogma della continuità didattica
La continuità didattica ha davvero un valore assoluto? Non ci sono casi in cui sia meglio non vincolare un insegnante alla stessa classe per anni?
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
La continuità didattica ha davvero un valore assoluto? Non ci sono casi in cui sia meglio non vincolare un insegnante alla stessa classe per anni?
Dilaga l’ideologia che scambia artatamente la valutazione del profitto scolastico con il giudizio personale sullo studente, e così facendo toglie senso alla scuola.
Come un eccessivo attaccamento a se stesso può portare un docente a mistificare la realtà, prevaricare sui colleghi e colpevolizzare o santificare arbitrariamente gli studenti.
Diane Ravitch ha accompagnato con i suoi studi molti cambiamenti avvenuti nella scuola americana, e non di rado ha stigmatizzato gli errori che la politica e i teorici dell’educazione stavano commettendo ai danni del sistema di istruzione pubblico.
Il declino dei licei col latino e dello studio delle lingue classiche non è davvero legato alla loro presunta inutilità quanto piuttosto alla loro difficoltà, al loro non essere alla portata della maggioranza degli studenti di oggi.
“Per fare il bene, bisogna conoscerlo; e, al pari d’ogni altra cosa, non possiamo conoscerlo che in mezzo alle nostre passioni, per mezzo de’ nostri giudizi, con le nostre idee; le quali bene spesso stanno come possono. Con l’idee donna Prassede si regolava come dicono che si deve far con gli amici: n’aveva poche; ma a quelle poche era molto affezionata. Tra le poche, ce n’era per disgrazia molte delle storte; e non eran quelle che le fossero men care. Le accadeva quindi, o di proporsi per bene ciò che non lo fosse, o di prender per mezzi, cose che potessero piuttosto far riuscire dalla parte opposta, o di crederne leciti di quelli che non lo fossero punto…”,
Alessandro Manzoni, I promessi sposi, capitolo XXV.
La realtà non può essere affrontata con gli occhiali dell’ideologia senza che ci venga presentato il conto. La disciplina dovrebbe essere un pre-requisito ragionevole per una scuola di qualità, eppure essa è sovente percepita come un superfluo retaggio di epoche buie. Parla un dirigente scolastico.
È giusto che gli studenti conoscano le ragioni particolari che hanno portato il docente a dare un certo voto; ma ciò non può legittimare gli eccessi di una mentalità pseudo-scientifica.
Sia i mezzi di informazione che i social pullulano di frasi che rivelano il rifiuto di dialogare e di ragionare. Oggi analizziamo: “Chi critica l’attuale scuola è un nostalgico della scuola gentiliana”.
Certe metodologie didattiche hanno trovato molti sostenitori ma, in proporzione, continuano ad avere pochi argomenti a sostegno; inoltre – così come accade con la maieutica o col learning by doing – si basano sulla confusione tra i possibili utilizzi in ambito scientifico, cioè tra persone già formate e istruite, e gli utilizzi in contesto scolastico, cioè tra persone che non hanno ancora le basi necessarie a promuovere la logica propria delle scienze.
Ansia o stress? Facciamo chiarezza.
La scuola dovrebbe essere una palestra per la vita, non una fabbrica di ansia.
Ancora una volta una parte della scuola sembra incline a recepire ed introiettare il nuovo in modo acritico; ancora una volta non sembra avere del tutto chiari gli obiettivi che le competono.
Sia i mezzi di informazione che i social pullulano di frasi scollegate dalla realtà. Oggi analizziamo: “Gli insegnanti si aggiornino”.
Il successo: a volte può essere un criterio di valutazione del percorso intrapreso che si rivela ingannevole.
Ancora sul boicottaggio della prova orale dell’esame di Stato… con una sorpresa finale.
Sia i mezzi di informazione che i social pullulano di frasi che rivelano la miseria intellettiva di chi le ripete. Oggi analizziamo: “La scuola progressista impegna una didattica immensamente più faticosa”.
Troppi insegnanti hanno introiettato e diffuso nella scuola un’ideologia moralistica che infesta anche la vita collettiva, impedendo la realizzazione di una società più giusta e meglio funzionante.
Sottoponiamo all’attenzione dei nostri lettori l’ultimo lavoro del neuropsichiatra infantile Narciso Mostarda, “La società adolescente: Padri e figli al tempo dell’identità smarrita”, ediz. Rubbettino 2025 – pagg. 99, costo € 13,00.
Leggere e interpretare la realtà è – deve essere – la base e la condizione per riformare in modo serio e utile una istituzione sociale, come per esempio la scuola. Che cosa succede invece se il processo è inverso, e una realtà fittizia viene artificiosamente disegnata per giustificarne l’ulteriore disgregazione?
Ci risiamo. Ancora una, due, tre, cinque scene mute di maturandi all’orale di maturità. Questo silenzio però ha tutta l’aria di una scelta che nasconde – dietro bei proclami resi alla stampa – alcune motivazioni reali indicibili: opportunismo, rivalsa, presunzione, esibizionismo/protagonismo mediatico. Motivazioni su cui vale la pena, secondo me, riflettere.
Come è possibile sviluppare ed esercitare un effettivo senso critico senza possedere i fondamenti di una solida matrice culturale, costituiti da quell’insieme di contenuti culturali, cognizioni, dati, informazioni, conoscenze, che però ormai sono bollati da più parti come un coacervo inutile di nozioni superflue?
Prima di immaginare, sull’onda emotiva di singoli casi amplificati dai social, l’abolizione dell’esame di Stato o una sua radicale revisione, bisogna riflettere sul legame che ha con la qualità dell’istruzione.
A bocce ferme e pacchi sigillati, una riflessione un po’ inquietante sugli immancabili ottimi risultati dell’esame di Stato.
Ci ha lasciato quello che a nostro giudizio è stato l’intellettuale più fecondo e profondo degli ultimi anni, capace di coniugare lo studio nel proprio campo e l’impegno in difesa di una scuola di qualità, per tutti.
Dire che la scuola degli ultimi 25 anni è diventata una scuola di classe parrebbe uno sproposito. Vediamo come e perchè.
Anche quest’anno il superamento dell’esame di Stato (che però superano tutti) ha dato luogo al rituale dei Grandi Festeggiamenti, nell’entusiasmo di figli e e genitori.
Che cosa si nasconde dietro questi eccessi?
Che la scuola sia a rischio di diventare un luogo di indottrinamento è chiaro; forse non è per tutti così evidente come ciò possa avvenire anche negli istituti professionali, se non altro perché tutto sembrerebbe subordinato alla formazione del lavoratore.