Il mito delle griglie di valutazione
È giusto che gli studenti conoscano le ragioni particolari che hanno portato il docente a dare un certo voto; ma ciò non può legittimare gli eccessi di una mentalità pseudo-scientifica.
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
È giusto che gli studenti conoscano le ragioni particolari che hanno portato il docente a dare un certo voto; ma ciò non può legittimare gli eccessi di una mentalità pseudo-scientifica.
Il ricorso alla multimedialità nella didattica non è certo un male in sé, ma presenta, nella sua immediatezza e facilità, veri rischi di regressione cognitiva che quasi nessuno ha messo a fuoco in modo chiaro. Lucio Russo lo ha fatto.
Sia i mezzi di informazione che i social pullulano di frasi che rivelano il rifiuto di dialogare e di ragionare. Oggi analizziamo: “Chi critica l’attuale scuola è un nostalgico della scuola gentiliana”.
Certe metodologie didattiche hanno trovato molti sostenitori ma, in proporzione, continuano ad avere pochi argomenti a sostegno; inoltre – così come accade con la maieutica o col learning by doing – si basano sulla confusione tra i possibili utilizzi in ambito scientifico, cioè tra persone già formate e istruite, e gli utilizzi in contesto scolastico, cioè tra persone che non hanno ancora le basi necessarie a promuovere la logica propria delle scienze.
Ansia o stress? Facciamo chiarezza.
La scuola dovrebbe essere una palestra per la vita, non una fabbrica di ansia.
Ancora una volta una parte della scuola sembra incline a recepire ed introiettare il nuovo in modo acritico; ancora una volta non sembra avere del tutto chiari gli obiettivi che le competono.
Può un docente di ruolo della scuola pubblica essere “dispensato dal servizio per incapacità didattica” – cioè essere licenziato e con la motivazione più dispregiativa – sul fondamento delle dichiarazioni rilasciate da colleghi e di una verifica ispettiva di tre ore da parte di un’ispettrice ignara delle discipline di insegnamento? Questa è una storia emblematica della scuola di oggi, nella quale la figura del docente è per definizione sul banco degli imputati, e chi non può o non vuole corrispondere al modello pedagogico imperante rischia di essere isolato, attaccato, punito ed espulso con la connivenza o persino la collaborazione dei suoi stessi colleghi di lavoro.
Sia i mezzi di informazione che i social pullulano di frasi scollegate dalla realtà. Oggi analizziamo: “Gli insegnanti si aggiornino”.
Riportiamo qui un’ampia e profonda riflessione sull’Italia contemporanea, che vale anche come autobiografia civile ed intellettuale, del caro professor Lucio Russo. Egli, attraverso la propria cultura, si spese a lungo per un paese migliore: incontrando spesso l’opposizione di individui refrattari all’idea del bene comune, dell’interesse nazionale, dell’efficienza e dell’uso razionale delle risorse pubbliche.
Intervista condotta da Edoardo Gagliardi, di Byoblu, a Elisabetta Frezza e Enrico Rebuffat. Un’analisi spietata dello stato in cui versa la scuola.
Pedagogia e docimologia aspirano a una scientificità impossibile perché i loro scopi non detti sono rivoluzionari, eversivi: e infatti descrivono il sistema scolastico che stanno distruggendo come marcio, reazionario, anti-democratico.
Il successo: a volte può essere un criterio di valutazione del percorso intrapreso che si rivela ingannevole.
Se l’arte è originata dal Genio (cioè da fattori esterni) e non dell’Impegno (cioè dalla fatica e dall’esercizio quotidiani), a che scopo insegnarne la pratica?
Ancora sul boicottaggio della prova orale dell’esame di Stato… con una sorpresa finale.
Sia i mezzi di informazione che i social pullulano di frasi che rivelano la miseria intellettiva di chi le ripete. Oggi analizziamo: “La scuola progressista impegna una didattica immensamente più faticosa”.
Troppi insegnanti hanno introiettato e diffuso nella scuola un’ideologia moralistica che infesta anche la vita collettiva, impedendo la realizzazione di una società più giusta e meglio funzionante.
Il parere del noto sociologo britannico sull’uso distorsivo di termini quali inclusione ed accessibilità è illuminante.
Sottoponiamo all’attenzione dei nostri lettori l’ultimo lavoro del neuropsichiatra infantile Narciso Mostarda, “La società adolescente: Padri e figli al tempo dell’identità smarrita”, ediz. Rubbettino 2025 – pagg. 99, costo € 13,00.
Siamo sicuri che il benessere possa essere eletto a mezzo o addirittura scopo naturale di una scuola che istruisca ed educhi l’individuo?
La battaglia del Gessetto per una scuola migliore va avanti, anche grazie ai nostri sempre più numerosi sostenitori.
Leggere e interpretare la realtà è – deve essere – la base e la condizione per riformare in modo serio e utile una istituzione sociale, come per esempio la scuola. Che cosa succede invece se il processo è inverso, e una realtà fittizia viene artificiosamente disegnata per giustificarne l’ulteriore disgregazione?
Da maestri a bersagli: la lenta e dolorosa perdita di prestigio della figura del docente nella società moderna – una riflessione scritta da uno studente che non vuole crescere senza maestri.
Ci risiamo. Ancora una, due, tre, cinque scene mute di maturandi all’orale di maturità. Questo silenzio però ha tutta l’aria di una scelta che nasconde – dietro bei proclami resi alla stampa – alcune motivazioni reali indicibili: opportunismo, rivalsa, presunzione, esibizionismo/protagonismo mediatico. Motivazioni su cui vale la pena, secondo me, riflettere.
Finalmente un’intervista distesa ed accurata in cui è possibile esporre con agio il punto di vista di coloro che vedono nel pedagogismo montante un vero rischio per la democrazia e per il futuro.
Come è possibile sviluppare ed esercitare un effettivo senso critico senza possedere i fondamenti di una solida matrice culturale, costituiti da quell’insieme di contenuti culturali, cognizioni, dati, informazioni, conoscenze, che però ormai sono bollati da più parti come un coacervo inutile di nozioni superflue?
Nel 2010 sono approdato nel mondo della scuola. Immediatamente ho notato le numerose stranezze che caratterizzano il settore della scuola pubblica e le sistematiche violazioni dei diritti dei lavoratori insegnanti.
Prima di immaginare, sull’onda emotiva di singoli casi amplificati dai social, l’abolizione dell’esame di Stato o una sua radicale revisione, bisogna riflettere sul legame che ha con la qualità dell’istruzione.