Quando il moralismo ideologico sostituisce il pensiero
Ancora due parole sui modi e sulle posture intellettuali adottate da alcuni avversari del Gessetto.
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
Ancora due parole sui modi e sulle posture intellettuali adottate da alcuni avversari del Gessetto.
È ancora possibile confrontarsi con un’idea senza usare come arma il giudizio morale, anche il più falso, sulla persona che l’ha espressa?
È necessario sanare una situazione che sta diventando grottesca, e certo non giova nemmeno alla qualità finale della scuola come servizio pubblico.
Perché ci sono molti modi di palesare il proprio dissenso, e perché c’è un modo sicuramente sbagliato.
Un interessante contributo al dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale a scuola da parte del famoso psicologo dell’educazione.
Come una teoria dell’apprendimento si è trasformata in un dogma dell’insegnamento.
I comportamenti degli esseri umani affondano le proprie radici nelle loro idee, consce ed inconsce. Ogni idea di educazione deve fare i conti con questo rapporto sotterraneo, oggi trascurato, poco analizzato, forse a causa di un irrazionale timore di violare l’unicità e la spontaneità dell’educando, quasi egli si dovesse fare da sé. Gli effetti di questa omissione sono sotto gli occhi di tutti.
Non si tratta di negare l’importanza delle emozioni, che è riconosciuta; si tratta semplicemente di riportare la scuola al suo obiettivo di formazione attraverso il sapere.
Il Gessetto è una comunità sempre più ampia di docenti, dirigenti e cittadini i quali credono che la scuola abbia bisogno di serietà, coraggio e di un dibattito finalmente liberato da slogan, nuovismi e mode (e insulsaggini!) pedagogiche.
Oggi, 30 giugno, con il Collegio finale, si chiude come di consueto, il mio contratto annuale…
L’esame di maturità ha molti difetti. Ma quello che si prospetta qui, è una parodia cattiva e sciocca.
Apprendimenti primari, conoscenze secondarie e crisi della trasmissione culturale nella scuola contemporanea: quando la proprietà transitiva non funziona.
Qualche impressione sul nuovo colloquio all’esame di Stato. Una maggiore sobrietà; e soprattutto la fine dell’artificiosità di molti collegamenti interdisciplinari.
Oggi riscontriamo lacune nella preparazione talmente gravi che i docenti devono insegnare di nuovo la matematica delle scuole medie.
Un caso di cronaca. Alcuni studenti aggrediscono due docenti e filmano tutto. Un’occasione per indagare alcune idee pedagogiche correnti, e per smarcarsene in modo deciso, fermo, lucido.
Pubblichiamo l’accorata lettera aperta della professoressa Silvana Salamone. Il Gessetto ha seguito la vicenda del suo licenziamento, emblematica delle aberrazioni cui ha condotto il degrado intellettuale e morale della scuola. È avviata una raccolta fondi per sostenere il suo ricorso in Cassazione.
Il Gessetto torna ad occuparsi del caso della professoressa Silvana Salamone, licenziata nel 2025 per “incapacità didattica ex art. 512” dall’istituto comprensivo del Lazio dove lavorava. Dopo la sentenza d’appello, è interesse di tutti i docenti che la Cassazione sia investita della grave questione in gioco: possono le lamentele di genitori degli alunni e le critiche di colleghi costituire la prova principale di un licenziamento per incapacità didattica, di modo che l’ispezione si riduca a un pro forma?
I segnali inquietanti di come il pedagogismo stia disarmando la democrazia.
Le critiche mosse da E. D. Hirsch al pedagogismo ed al metodologismo che hanno devastato la scuola statunitense sono perfettamente trasferibili alla situazione italiana. Qualcuno se ne occupa? Certamente no, a parte pochi ribelli. Così, alla crescente incapacità di rispondere alle critiche argomentate se non ricorrendo ad accuse di carattere ideologico, corrisponde un crescente declino della scuola come istituzione finalizzata alla trasmissione intergenerazionale del sapere umano.
Leggiamo qui uno dei tanti passi illuminanti del libro “Le scuole di cui abbiamo bisogno e perché non le abbiamo”. Al centro dell’attenzione di Hirsch, c’è la forzatura della teoria psicologica costruttivista operata a fini didattici.
E se il voto di latino lo decidesse il professore di ginnastica, e il voto di matematica la professoressa di religione? Impossibile, vero?
Ha davvero senso il superamento della scrittura corsiva? E nel caso degli allievi con disturbi specifici?
Il caso del grande matematico francese, che più di vent’anni fa denunciava le assurdità di un certo tipo di impostazione pedagogica destinata ad affossare la scuola, ci sembra rappresentativo di come la forza della ragione – col tempo – possa ricevere il giusto riconoscimento. Ma è necessario che la politica si scrolli di dosso tanti anni di ideologia votata al declino.
L’iter di approvazione delle nuove Indicazioni Nazionali per i licei è entrato nel vivo. Il Gessetto fa la sua parte, consapevole di rappresentare le idee di moltissimi insegnanti.
Alla resa dei conti, che cosa rimane degli intenti e della volontà di riportare un po’ di serietà nella scuola italiana? Nel caso dell’esame di maturità, un topolino piccino piccino.
Il Gessetto ha da subito riconosciuto al ministro Valditara il merito di aver impresso alla politica scolastica quel cambio di rotta che era assolutamente necessario, dopo decenni di riforme sbagliate e folli e di indirizzi pedagogici e didattici perversi e nefasti. Dopo tre anni e mezzo del suo dicastero, a che punto siamo di questo percorso di risanamento?
Non di rado provvedimenti ministeriali che vengono esibiti nella forma come ispirati a principi di rigore e di serietà, nella sostanza (cioè nella loro applicazione pratica) risultano spesso concepiti apposta per essere aggirati o addirittura rovesciati nel loro opposto.
Contestare in sé la lezione frontale non è solo sciocco, ma è anche un’operazione che comincia a sapere di vecchio.